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LIBRI
CONSIGLIATI
Morire vivi
il libro postumo di Gianni Grassi, paziente esigente.
Il libro verrà presentato a Roma Sabato 6 febbraio 2010 alle 10.30 nella
Sala degli Affreschi del Cesv
Via dei Mille, 6 - Roma, nel terzo anniversario della scomparsa di Gianni.
È un libro piacevole, ben scritto e molto leggibile. È
anche pieno di presupposti e conclusioni condivisibili, come la proposizione
dell’olismo nella ricerca in neuroscienze, l’affermazione che l’empatia e la
socialità sono iscritte nel cervello umano, la necessità che la razionalità
guidi le scelte politiche.
Ha il limite, a mio avviso, di guardare il cervello dal
buco della serratura dei neuroni specchio e, come in un gioco di bambole
russe, dallo stesso buco vedere la filosofia, la società, la politica e il
destino dell’umanità.
Ma forse questo limite non è di Iacoboni bensì della
stessa ricerca sui neuroni specchio che, contrariamente alle conclusioni
olistiche cui sono approdati Rizzolatti, Gallese e lo stesso Iacoboni,
risente, a mio avviso, di una ambiguità di fondo che è emblematizzata dalla
stessa definizione di “neuroni specchio”, che allude a neuroni dotati di
proprietà speciali e uniche e non di circuiti che, assieme ad altri,
realizzano le funzioni di comprensione sintetica delle azioni e delle
intenzioni dell’altro. Una definizione paradossalmente riduzionista, che
rende ambigua la ricerca e la schiaccia sulla convinzione, inconfessata ma
costantemente riaffiorante anche nelle pagine di Iacoboni, di
aver trovato la chiave di volta del cervello, il
dispositivo che finalmente ci fa capire come esso funziona.
In realtà, i circuiti specchio scoperti dai
neurofisiologi di Parma svolgono un ruolo fondamentale ma in stretta
connessione e integrazione con numerosi altri circuiti, legati alla memoria,
al linguaggio e ai circuiti frontali esecutivi. Non sembrano cellule
speciali, né morfologicamente né biochimicamente. (f.b.)
Marco Iacoboni
I neuroni specchio.
Come capiamo ciò che fanno gli altri
Bollati Boringhieri, Torino 2008
pp. 260, € 20
La medicina mente-corpo, tra new age e scienza avanzata
Segnalo questo ultimo interessantissimo lavoro di Anne
Harrington, professore e direttore del Dipartimento di Storia della Scienza
della Harvard University.
The cure within (La cura dentro), come recita il
sottotitolo, è una Storia della medicina mente-corpo che va dall’ipnotismo
di Mesmer fino alla Psiconeuroendocrinoimmunologia e alla meditazione
buddista.
Molto interessanti le pagine sulla psicosomatica, ma
forse la parte più intrigante è quella che ricostruisce l’emergere del
“Potere del pensiero positivo”. Pochi sanno infatti che con questo titolo
The Power of Positive Thinking apparve nel 1952 un best seller scritto
dal reverendo Norman Vincent Peale (1898-1993), pastore metodista di New
York. L’approccio di Peale era molto semplice. Col pensiero positivo,
scriveva e raccontava nelle sue conversazioni radiofoniche che ha tenuto
ininterrottamente per 54 anni, è possibile risolvere tutto: dai problemi di
salute fino a quelli lavorativi e coniugali. “La tecnica - scrive Peale- è
pensare che il pensiero positivo sta lavorando per te e che adesso forze
risolutive saranno messe in movimento”.
Ecco, qui troviamo due punti che, sia pur trasfigurati,
sono ancor oggi i capisaldi dell’approccio spiritualista new age:
l’idea che la mente può tutto e l’idea che questo potere le derivi
dall’esterno o, meglio, dalla capacità di evocare dentro di sé una forza
trascendente. (f.b.)
Anne Harrington
The cure within. A history of
mind-body medicine
Norton, New York 2008
pp. 337, $ 25,95
Filosofia e medicina
Nel panorama editoriale italiano non mancano testi di Filosofia della medicina,
anche voluminosi. Mancava però fino ad ora un lavoro che, in un numero
ragionevole di pagine e con un argomentare serrato anche se di agevole
lettura, definisse il campo e presentasse linee interpretative e di ricerca.
Il saggio di Massimiliano Biscuso, docente di Filosofia della medicina alla
Facoltà di Filosofia della Sapienza, ha questi pregi: chiarezza espositiva,
capacità di presentare riflessioni epistemologiche fondandole su una solida
base storica e di esame dei testi, sguardo sgombro da pregiudizi sia in
campo filosofico che in campo medico.
Massimiliano Biscuso
Filosofia e Medicina. Una comune regione
Mimesis, Milano 2009 pp. 195, euro 17
La gestione dello stress da lavoro
Allo stress da lavoro abbiamo dedicato larga parte dello
scorso numero, con un apprezzato contributo di Daniela Lucini, medico
internista e psicoterapeuta del Centro di Terapia Neurovegetativa della
Facoltà di Medicina di Milano, che ha appena pubblicato un interessante
libro divulgativo sull’argomento.
Il volume prende spunto da una storia, dal lavoro di consulenza che Lucini
ha fatto presso una grande azienda impegnata a ridurre il personale, un
fenomeno purtroppo frequente di questi tempi. Tramite il racconto delle
storie di Lorenzo, Chiara, Gigliola, Maurizio e altri “impiegati modello”
alla prese con il rischio di perdere il lavoro, Lucini ha modo di presentare
il suo approccio alla gestione dello stress da lavoro.
Daniela Lucini
Super Stress Come superare la crisi
senza che il tuo lavoro ti rovini la salute
Rizzoli, Milano 2009 pp. 255, euro 18
Per una nuova pediatria
Questo curato da Roberto Burgio, pediatra insigne, e Silvano Bertelloni,
universitario pisano, è un libro singolare.
Non è un trattato di pediatria né una monografia scientifica anche se si
rivolge agli specialisti della materia. Non è un classico testo sociologico
sull’infanzia anche se auspica che venga letto da sociologi ed educatori. È
un testo che, riconoscendo la centralità dell’ambiente sociale sullo
sviluppo psicofisico del bambino e l’inadeguatezza di un approccio medico
tradizionale (vaccini e farmaci), fa una ricognizione a 360 gradi dei
problemi sul tappeto e quindi spazia dalla programmazione pre e peri-natale
fino al ruolo della televisione nello sviluppo del cervello. L’obiettivo
finale è, esplicitato dai curatori: c’è bisogno di nuovi pediatri
globalmente preparati. Una lettura ricca di dati di grande interesse per i
pediatri, ma anche per tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo degli
esseri umani (F.B.)
Roberto Burgio, Silvano Bertelloni
Una pediatria per la società che cambia
Tecniche Nuove, Milano 2008 pp.394 euro 39,90
Filosofia, scienza e felicità
L’ultimo
libro di Carlo Cellucci (professore ordinario di Logica presso l’Università
La Sapienza di Roma) avanza la convinzione, sorretta da prove e
ragionamenti, che anche dopo l’affermarsi storico del paradigma scientifico
moderno e la conseguente messa in questione del modo tradizionale di
intendere la filosofia e il suo ruolo rispetto alle scienze, il sapere
filosofico mantiene una propria pertinenza ai fini della conoscenza. Questa
tesi generale implica una ridefinizione non solo del paradigma filosofico di
riferimento, ma anche del concetto di conoscenza cui esso è riferito e,
prima ancora, della nozione stessa di uomo in quanto agente della
conoscenza: in effetti, ciò che Cellucci propone in questo libro è proprio
l’abbandono dei tradizionali paradigmi filosofico, epistemologico e
antropologico, in funzione di una loro ridefinizione globale che proietti
una nuova immagine dell’uomo e della conoscenza.
Sul piano
filosofico, Cellucci afferma la necessità ricollocare la filosofia in
continuità con le scienze e con le metodiche da queste adottate. Sul piano
epistemologico, egli rifiuta la concezione della conoscenza come
“credenza vera giustificata”, in favore di una sua definizione come processo
di soluzione di problemi vitali. Sul piano antropologico, infine,
Cellucci supera la concezione dell’uomo propria del dualismo tradizionale a
partire da Cartesio, riaffermando l’insepa-rabilità di mente e corpo.
L’adesione alla prospettiva scientifica da parte di Cellucci si fonda sulla
convinzione che è in questo mondo che l’uomo aspira ad essere felice e
impiega il suo pensiero (in primo luogo filosofico) nella ricerca delle
condizioni concrete di tale felicità.
Carlo
Cellucci,
Perché
ancora la filosofia,
Laterza,
Bari, 2008
pp. 520,
€ 28.
Il futuro di Darwin
Nel secondo centenario della
nascita di Darwin si sprecano libri, articoli e convegni. L’interpretazione
dominante è quella che presenta il grande scienziato autodidatta inglese
come un antesignano della linea biologista e riduzionista che ha dominato il
Novecento.
Questo libro, scritto a più
mani, presenta invece un altro Darwin e, soprattutto, prospetta un altro
sviluppo dell’evolu-zionismo che metta al centro la complessità dentro cui
si realizzano ereditarietà ed evoluzione. In particolare il saggio di
apertura di Eva Jablonka, riprendendo precedenti analisi del suo libro
L’evoluzione a quattro dimensioni, Utet 2007, mostra come siano “cinque
le madri che contribuiscono all’eredità e all’evoluzione”. Innanzitutto
ovviamente quella che Jablonka definisce la “fornitrice del DNA”, la
scrittura fondamentale presente nella sequenza delle basi, ma accanto ad
essa c’è la “sovrascrittura” rappresentata dall’epige-netica e cioè dai
segnali presenti sulla cromatina che regolano l’espressione egenica e che
recenti ricerche dicono possono essere ereditati (epigenoma ereditario). Le
altre due “madri” lo sono in senso stretto: l’organismo femminile, che porta
in grembo un altro organismo in formazione, fornisce segnali fondamentali
per lo sviluppo, sia nella fase uterina sia in quella post-natale. Il
comportamento materno nelle prime fasi della vita, infatti, segna
profondamente l’asse dello stress del neonato e i circuiti cerebrali
collegati. Infine, l’ultima “madre” è quella rappresentata dalla società
umana, l’universo simbolico entro cui ogni vita si svolge.
Questo approccio cambia
radicalmente il paradigma di riferimento, come viene mostrato in modo ampio
e articolato nel saggio di Marcello Buiatti, che, proseguendo al linea di
ricerca presentata nel libro Il benevolo disordine della vita, Utet
2004, documenta come sia possibile oggi risolvere le antinomie della
biologia del Novecento, criticando e andando oltre la “Sintesi moderna”
degli anni ’40.
Il futuro di
Darwin. L’individuo
Contributi di
Marcello Buiatti, Barbara Continenza, Elena Gagliasso, Eva Jablonka
A cura di
Lorenzo Calabi
UTET, Torino
2008
pp. 131, € 14
Il cervello visto dagli occhi
Prosegue, con la pubblicazione
del libro di Semir Zeki sul cervello e la visione, una collana davvero
intelligente e preziosa. In 70-80 pagine, l’editore Di Renzo, fa il punto su
argomenti di grande attualità scientifica e culturale facendo parlare i
protagonisti. Il metodo viene chiarito nella quarta di copertina di ogni
volume della collana “Dialoghi”: “I libri di questa collana sono il
risultato di approfondite discussioni con l’autore che, stimolato dalle
nostre domande, sviluppa chiaramente la materia oggetto della sua ricerca”.
Nel settore scienza sono stati
ospitati grandi scienziati come Cavalli Sforza, Ilya Prigogine, Giorgio
Parisi, Margherita Hack, Irenäus Eibl-Eibesfeldt.
Semir Zeki, neurobiologo inglese
di fama internazionale, è certamente uno dei massimi studiosi dei meccanismi
cerebrali della visione. Nel volumetto ripercorre la sua ricerca che,
obbligatoriamente, dalla visione passa al cervello nella sua interezza fino
ad affrontare le basi nervose della coscienza o delle diverse forma di
coscienza come lui le definisce. Un viaggio nel cervello partendo dagli
occhi, che mostra quante difficoltà vanno ancora risolte per comprendere
quel fatto così semplice che è la visione di una rosa gialla in maggio.
Semir Zeki
Con gli occhi
del cervello
Di Renzo
Editore, Roma 2008
pp. 77, € 12
Tutte le piante medicinali
Segnalo un volume di Tecniche
Nuove che contiene mille schede di piante officinali con belle immagini a
colori . In una pagina trovate la foto della pianta, il nome volgare e
latino, i sinonimi, le sostanze contenute, le attività terapeutiche
raggruppate per organi, la forma di somministrazione, la posologia, nonché
le fonti bibliografiche. Uno strumento di studio e di lavoro molto utile.
Ceoloni M,
Bocchietto E, Todeschi S
Il grande
atlante delle piante medicinali
Tecniche
Nuove, Milano 2006,
pp. 1032, €
99
L'Evoluzione
in quattro dimensioni
È arrivata, grazie alla UTET, la
traduzione italiana di un libro molto importante, pubblicato da MIT Press
nel 2005, che dimostra la maturità di una svolta radicale nel modello
teorico di riferimento della biologia. Eva Jablonka e Marion J. Lamb,
biologhe di formazione che hanno dedicato la loro carriera scientifica alla
biologia teorica e alla filosofia della biologia, dimostrano in modo
convincente che è assolutamente sbagliato concepire l’evoluzione umana in
termini di mutazioni genetiche casuali. L’evoluzione umana è il frutto della
combinazione di quattro dimensioni.
Quella genetica, quella
epigenetica, quella comportamentale e quella culturale. Tra ognuna di queste
dimensioni c’è interazione. Di grande interesse la parte sull’epigenetica
che viene ripercorsa dagli studi pionieristici di Conrad Waddington fino
alle ricerche più recenti. Il bersaglio polemico esplicito del libro è la
sintesi neodarwiniana degli anni ’40 e la sua principale estensione in campo
genetico: “il dogma centrale”, enunciato da Francis Crick alla fine degli
anni ’50 del secolo scorso, che ha fondato la visione riduzionista e
“genecentrica” (Dawkins) che ha dominato l’ultimo mezzo secolo. Molto
interessante la Prefazione di Marcello Buiatti, genetista teoretico, che,
sempre per UTET, ha pubblicato Il benevolo disordine della vita, un libro da
leggere assieme a questo. (f.b.)
Eva Jablonka, Marion J. Lamb,
L’evoluzione in
quattro dimensioni.
Variazione
genetica, epigenetica, comportamentale e simbolica nella storia della vita,
UTET, Torino 2007, € 23
L’ emergenza della vita: dalla chimica alla
biologia
C’è sempre un numero infinito di
modi di porsi davanti ad un libro, di leggerlo, di interpretarlo.
Il modo proposto in questo contesto ha lo scopo di condividere e stimolare:
condividere gli aspetti che sono emersi e hanno risuonato in me interagendo
con il testo; stimolare curiosità e interesse, desiderio di leggerlo.
The emergence of life. From chemical origins to synthetic biology del
biologo Pier Luigi Luisi
si sviluppa tra due asserzioni che costituiscono nello stesso tempo la base
di partenza, il motivo della ricerca e la sua chiave interpretativa.
Un percorso tra due asserzioni
La prima asserzione porta la firma di Friedrich Rolle, filosofo e biologo
tedesco che, nel 1863, così commenta l’ipotesi che la vita abbia avuto
origine dalla materia inanimata:
“Questa ipotesi si basa su motivazioni di carattere universale che sono così
impellenti da non dubitare che prima o poi sarà possibile dimostrarla
chiaramente e ampiamente in maniera scientifica, o addirittura riprodurre
sperimentalmente il processo.”
La seconda porta la firma dello stesso Pier Luigi Luisi che, a proposito
della ipotesi menzionata, alla fine del suo articolato e profondo percorso
che presenta “lo stato dell’arte”, scrive:
“ Comunque, l’ipotesi fondamentale, cioè che la vita cellulare abbia origine
dalla materia inanimata, non è stata ancora dimostrata: deve quindi essere
ancora considerata come una ipotesi di lavoro.”
Il percorso tra le due asserzioni è lineare nella sua architettura, ricco e
complesso nei contenuti.
I contenuti, immersi in un contesto rigorosamente scientifico, oltre che
filosofico e umanistico, attingono al concetto di vita e a quello di
emergence, cioè comparsa, nascita della vita stessa; attingono inoltre alla
visione deterministica e a quella probabilistica che sono proprie della
fisica classica e della fisica quantistica rispettivamente. L’autore
dimostra come, senza una dose di imprevedibilità che è propria della fisica
quantistica, non sia possibile spiegare i passaggi dalla semplicità iniziale
di atomi e molecole alla estrema complessità finale di una cellula vivente.
L’architettura si snoda attraverso un percorso che tocca i processi chimici
prebiotici (…From chemical origin…) e i processi di selezione alla base
della transizione alla vita, la costruzione di sequenze macromolecolari
complesse, i concetti di auto-organizzazione, auto-replicazione,
auto-riproduzione, auto-creatività cellulare. A questo percorso sono
dedicati i primi otto capitoli del libro; gli ultimi tre invece (…..to
synthetic biology) affrontano l’aspetto più propriamente
tecnico-ingegneristico dell’argomento, focalizzandosi sulle possibili
modalità di sintesi dell’ “architettura” di una cellula tramite i “mattoni”
chimici e fisici indispensabili a questo scopo.
Aspetti biologici, filosofici ed etici
Una differenza fondamentale tra questo libro e i numerosissimi altri
dedicati allo stesso argomento risiede negli obbiettivi che si propone, e di
fatto realizza, l’autore: ricostruire un ponte tra grande pubblico e scienza
formando giovani scienziati capaci di considerare anche gli aspetti
filosofici, etici e umanistici (psiche, consapevolezza..) della vita;
realizzare un testo dedicato agli studenti, un testo rigoroso, completo,
esauriente e, nello stesso tempo, scorrevole, chiaro e avvincente; dare
enfasi appropriata alla visione autopoietica della vita anche nelle sue
manifestazioni più elementari (minimal cell) mettendo in evidenza come la
biologia dei sistemi permetta oggi di valutare l’importanza, a proposito
dell’origine della vita, sia di un sistema biologico preso nella sua
interezza che dei singoli eventi molecolari. Dietro a questa visione c’è
quello che l’autore chiama un nuovo Zeitgeist (spirito del tempo), che può
giocare un ruolo importante nella ricerca di una risposta alla domanda:
cos’è la vita?
Il lettore troverà, alla fine di ogni capitolo, un questionario posto
dall’autore allo scopo di stimolare considerazioni, ragionamenti e
approfondimenti, spirito critico; potrà attingere inoltre alla ricchissima e
completa bibliografia che cita tutti gli articoli scientifici e i libri
scritti sull’origine della vita.
Dentro l’origine: autoreplicazione e
compartimenti
Nell’esaminare i principali approcci alla definizione di vita, l’autore
confronta l’approccio del mondo prebiotico dell’RNA, che si basa sul
concetto di auto-replicazione, con quello che lui stesso chiama, coniando un
nuovo termine, “compartimentalistico”, mostrando alcuni argomenti in favore
di quest’ultimo. Tutta la vita sulla terra si basa sulla cellula che è
costituita da compartimenti chiusi mutuamente interagenti tra loro e
interagenti a loro volta con il mondo esterno: se noi riuscissimo a spremere
il contenuto di tutte le cellule del mondo nell’oceano, avremmo tutto l’RNA
e il DNA, ma non avremmo la vita. La visione compartimentalistica permette
di considerare come la vita cellulare nasca quando sia definita
l’organizzazione spazio-temporale dei componenti della singola cellula (DNA,
proteine, zuccheri, vitamine, lipidi,... i vari organelli cellulari…) che
sono di per sé strutture non viventi. Tra le prospettive future per una
ricerca basata ancora sull’ipotesi che la vita cellulare abbia origine dalla
materia inanimata, l’autore indica proprio la tendenza alla mutua e
sinergica integrazione tra queste due visioni.
Pier Luigi Luisi usa un linguaggio rigoroso, creativo e fluido nello stesso
tempo, con una tessitura varia e articolata, arricchita da figure
appropriate e da citazioni testuali di altri studiosi. Riesce in questo modo
a trasmettere al lettore il suo stesso interesse e amore per l’argomento. Si
tratta di un lavoro paziente, affascinante e coinvolgente, che richiede
sicuramente letture ripetute e meditate prima di scoprire tutti gli aspetti
e le sfaccettature di un approccio a tutto tondo al tema della comparsa
della vita sulla terra.
Silvia Gaudenzi,
Dipartimento di Fisica, Università La Sapienza, Roma
Pier Luigi Luisi
The emergence of life
From chemical origins to synthetic biology
Cambridge University Press 2006